Nella morsa dell’amianto. L’Italia rimane bloccata nella secolare retorica del vorrei ma non posso, del sì però e del vedremo se. Infatti, basti pensare che, nonostante il Belpaese sia stato uno dei primi al mondo a redigere una legge contro l’amianto (L. 257/1992), in anticipo anche sulle normative europee, sono poi stati lasciati nel cassetto la maggior parte dei progetti di bonifica e di decontaminazione.

E quello che rimane è che, ancora oggi, le persone continuano ad ammalarsi e a morire di malattie asbesto-correlate. Un’analisi condotta dal Sole 24 Ore mostra chiaramente la situazione amianto nel nostro paese, delineando un quadro che davvero non è rassicurante.

La quantità di amianto ancora in circolazione è enorme: i numeri

Il conteggio che ne fa il giornale economico parla di ben 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare, diviso in circa un milione di siti e micrositi, e ancora non meno di 50mila siti industriali, e 42 siti di interesse nazionale tra i quali 10 sono solo di amianto.

Continuiamo ancora perché niente, come i numeri, rende bene l’idea visuale della gravità della situazione nella quale il nostro Paese versa. Insomma, parliamo di almeno 2.500 scuole (numero in aumento in quanto continuano ad arrivare segnalazioni di edifici scolastici carichi di amianto), e di almeno più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente.

Andiamo avanti allora, 500.000 km di tubature con amianto tenendo conto anche degli allacci, così 1.500 biblioteche ed edifici culturali, ed almeno 500 ospedali.

Morsa dell’amianto, le malattie asbesto-correlate in Italia

È di pochi giorni fa la notizia di un ex motorista navale della Marina Militare mostro per un mesotelioma contratto sulle navi sulle quali ha prestato servizio negli anni ’60. Aveva 68 anni.

Federico, così si chiamava, è solo l’ultima vittima di di una vera e propria ecatombe dovuta a malattie asbesto-correlate. La stessa indagine del Sole 24 Ore cerca di fare un po’ di chiarezza sui numeri.

Citando i dati raccolti dall’ONA, si parla di non meno di 2.000 casi di mesotelioma, ritardi nelle diagnosi causati anche dal diradarsi degli screening per via della emergenza pandemica e della guerra. Tutto questo con un tasso di mortalità che è pari al 93% entro i cinque anni, e circa il 90% nel primo anno successivo alla diagnosi.

Come se non bastasse qui, si stanno fronteggiando circa 4.000 tumori al polmone legati all’esposizione all’amianto (85% nei cinque anni), così come casi di tumori della laringe e alle ovaie, e l’analisi si ferma a quelli più evidentemente correlati.

In totale, l’ONA conta circa 7.000 vittime solamente nel 2022. Nella morsa dell’amianto…

I ritardi di magistratura e politica

Ed è ancora più sminuente quando si pensa a quello che le vittime, o nella maggior parte dei casi i parenti delle vittime, devono sopportare oltre alla perdita o alla malattia di un familiare.

Si perché nel nostro Paese, oltre a viaggi della speranza, interventi chirurgici spesso inutili e delle volte anche a pagamento, spesso si finisce in Tribunale.

Infatti, la questione finisce molto spesso nei Tribunali, al quale lo Stato si rifà per tentare di togliersi dalle proprie responsabilità oppure per racimolare qualche punto percentuale nei sondaggi. Guerra tra Ministeri su di chi è la colpa, su a chi tocca pagare o chi ha mancato al proprio compito.

Guerre, che spesso durano anni e che stremano e puniscono solamente e vittime che, invece, dovrebbero essere tutelati con sentenze rapide e risarcimenti sicuri e certi.